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  • 2 giorni fa
C'è un palcoscenico su cui Tom Holland (30 anni) non è mai salito, nonostante le innumerevoli richieste. Il protagonista di Spider-Man: Brand New Day ha rivelato, ospite del podcast Good Hang with Amy Poehler, di aver rifiutato più volte l'invito a condurre il Saturday Night Live, il celebre show comico della NBC, a causa della sua dislessia. «Ho una dislessia grave. Sono terrorizzato all'idea di dover leggere in pubblico ad alta voce».
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Tom Holland e la dislessia, le insicurezze e la paura di leggere
La conduttrice Amy Poehler ha subito intuito il problema: i cartelloni con le battute, i famosi cue cards dello show. «Sono terrorizzato all'idea di dover leggere qualcosa che cambia in continuazione», ha spiegato l'attore. «Posso leggere benissimo da solo. Ma quando devo farlo a voce alta, scatta qualcosa… è come un blocco mentale. Mi congelo». A rendere il celebre show ancora più spaventoso è appunto l'improvvisazione, in particolare l'idea di aggiornare i copioni fino all'ultimo momento prima della messa in onda. «Sono così gravemente dislessico che quando pubblico qualcosa su Instagram (dove ha 63,7 milioni di follower), mi assicuro che almeno altre due o tre persone lo leggano. Mi stressa pensare che tutti l'abbiano visto e che io possa sembrare un idiota».
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Il giorno più difficile sul set per Tom Holland
L'attore ha imparato a convivere con la dislessia. Holland ha confessato che il giorno peggiore sul set di qualsiasi produzione è sempre quello del read-through, la lettura collettiva del copione con tutto il cast. Per prepararsi, ha sviluppato una sua strategia: evidenzia tutto in anticipo e impara le battute a memoria, così da poter «scorrere» il testo più che leggerlo davvero. Holland ha ricevuto la diagnosi di dislessia a sette anni. Ha anche l'ADHD. I genitori, Dominic e Nikki Holland, sono stati fondamentali nel sostenerlo: «Mi hanno sempre detto: finché ci provi con tutto te stesso, va bene così».
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Cosa sapere sulla dislessia
La storia di Holland offre un'occasione per fare chiarezza su un disturbo spesso frainteso. La dislessia è un disturbo specifico dell'apprendimento (DSA) che riguarda principalmente il processo di lettura: il termine deriva dal greco dys-("difficoltà") e léxis ("parola"). Non ha nulla a che fare con l'intelligenza. Una persona dislessica ha una difficoltà reale che non dipende dal suo impegno. In Italia, secondo i dati più recenti disponibili del Ministero dell'Istruzione, la dislessia è il DSA più diffuso. Le cause sono una combinazione di fattori genetici e ambientali. Negli adulti è spesso invisibile: con gli anni si sviluppano strategie compensative che rendono il disturbo latente, ma questo non significa che sia scomparso. Il cervello ha ritmi diversi legati all'elaborazione della parola, nulla a che vedere con pigrizia, stupidità o incapacità.
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Come si arriva alla diagnosi
Una diagnosi corretta è fondamentale per mettere in atto strategie di gestione del disturbo: minimizza l'impatto sugli anni scolastici successivi e sulle richieste sempre più complesse che arrivano con la crescita. La diagnosi deve essere effettuata da professionisti specializzati: neuropsichiatri infantili, psicologi clinici o logopedisti con competenze nei disturbi dell'apprendimento. Genitori e insegnanti hanno un ruolo importante nel riconoscere i segnali. Negli adulti, la valutazione è più articolata e prende in esame lettura, scrittura, ortografia, comprensione del testo, matematica e gestione del tempo.
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La diagnosi non serve a mettere un'etichetta: serve a conoscersi meglio e scoprire gli strumenti giusti per valorizzarsi. Per Tom Holland, quella consapevolezza è arrivata a sette anni. E lo ha aiutato a costruire strategie precise trasformare i suoi punti deboli in semplici caratteristiche.

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